Uno dei passatempi più divertenti, e sospetto di non essere l’unico, è sfogliare senza meta gli annunci di auto, immaginando quale macchina potrebbe finire silenziosamente nel proprio vialetto. È un gioco innocuo, di solito molto lontano da qualsiasi reale intenzione d’acquisto. Eppure, ogni tanto, l’esercizio diventa scomodamente serio. Quel momento tende ad arrivare quando ci si imbatte in una Jaguar XJ della generazione X300 o X308.

Eccola lì: la silhouette da auto diplomatica, i morbidi sedili in pelle che sembrano quasi troppo imbottiti, il regale selettore del cambio a J e un design che appare al tempo stesso intramontabile e studiato. Poi, inevitabilmente, arriva il prezzo. Ci si prepara mentalmente, aspettandosi una cifra adeguatamente importante. Invece — 4.800 €. Si scorre ancora un po’ e se ne trovano diverse altre, solo leggermente più costose. Ogni tanto compare persino una XJR, con un prezzo a metà strada tra quello di un portatile di fascia alta e una spesa settimanale particolarmente ambiziosa.

Jaguar XJ Vanden Plas
Una XJ a passo lungo in allestimento Vanden Plas
© Jaguar

Cifre del genere non sono casuali. Riflettono un modello ben noto tra le auto di lusso invecchiate, tanto tedesche quanto britanniche. I costi di gestione, come gli attuali proprietari sono pronti a spiegare, non sono trascurabili. I potenziali acquirenti vengono spesso scoraggiati dalle storie dell’orrore lette sui forum: boccole delle sospensioni da sostituire senza fine, telaietti da rimuovere per interventi che dovrebbero essere ordinari e corrosione in punti in cui strutturalmente non dovrebbe esserci.

Ma non tutti si lasciano scoraggiare. Jeremy Clarkson non lo fu. E nemmeno Richard Hammond, che possedette per diversi anni una XJR nera sovralimentata prima di passarla all’allora autore e script editor di Top Gear Richard Porter. Per persone del genere, i costi di gestione potrebbero non essere una preoccupazione immediata, ma le loro scelte restano indicative. Anche nei circoli più raffinati, il fascino della chiave di una Daimler Super V8 a passo lungo non è facile da ignorare.

La Jaguar XJ X300, introdotta nel 1994, rappresentò qualcosa che mancava da parecchio tempo: un vero progresso. Per alcuni puristi, questo progresso ebbe un prezzo, soprattutto a causa della crescente influenza di Ford. Eppure, nel quadro generale, era esattamente ciò di cui Jaguar aveva bisogno. La sua predecessora, la XJ40, si era adagiata troppo comodamente sul prestigio del passato, dimenticando che tradizione e innovazione possono convivere.

La X300 corresse quella rotta. Il termine “retrò” viene spesso usato in modo improprio, ma qui sembra perfettamente appropriato. Mentre la struttura centrale derivava dalla XJ40, il resto dell’auto venne reinterpretato con una sensibilità notevole. Il frontale, con i fari tranquilli, quasi contemplativi, e il cofano dolcemente sagomato, cattura sia l’essenza della stirpe XJ sia l’identità Jaguar nel suo complesso.

Jaguar XJR X300
La Jaguar XJR X300
© Jaguar

Le proporzioni, soprattutto sulla successiva X308, sono vicine alla perfezione. La forma possiede una certa delicatezza, pur conservando un sottostante senso di forza. Riesce a essere sportiva e lussuosa senza mai sembrare eccessiva. Il frontale esprime un’autorità discreta, mentre la coda rastremata introduce un sottile dinamismo. Anche da ferme, queste auto non sembrano statiche.

Le prime X300 conservarono i motori già noti della XJ40: grandi sei cilindri in linea e il venerabile V12. A metà anni Novanta, il mercato non era ancora saturo di berline di lusso apertamente sportive. Mentre i costruttori tedeschi offrivano potenza e raffinatezza, poche auto esibivano le proprie credenziali prestazionali con la stessa chiarezza della XJR.

La XJR6 fu la prima Jaguar di serie sovralimentata, con il suo sei cilindri in linea da 4,0 litri potenziato da un compressore Eaton M90 fino a oltre 320 CV. Tecnicamente era disponibile anche un cambio manuale, anche se la maggior parte degli esemplari montava un automatico di origine GM. Visivamente, le modifiche erano discrete: meno cromature, più elementi in tinta con la carrozzeria, terminali di scarico più grandi e cerchi specifici.

V8 Jaguar 4,0 litri sovralimentato
Il V8 4,0 litri sovralimentato da 370 CV
© Jaguar

Nel 1997, la X308 introdusse il nuovo motore AJ-V8 Jaguar, sostituendo di fatto i propulsori precedenti. Nella versione XJR, il V8 4,0 litri sovralimentato offriva più prestazioni e maggiore raffinatezza. Il tempo ha dimostrato che questi motori, e in realtà anche le auto stesse, sono più robusti di quanto la loro reputazione lasci intendere, a condizione che vengano mantenuti correttamente. La trascuratezza, però, resta il loro peggior nemico, e gli esemplari mal tenuti hanno contribuito molto a danneggiare l’immagine del modello.

Una XJR ben conservata, invece, offre un’esperienza di guida sorprendentemente coerente. Il motore si avvia con una leggera esitazione controllata. Alle basse velocità rimane discreto. Solo salendo di giri il compressore fa davvero sentire la propria presenza, e la trasformazione è immediata. La lunga carrozzeria viene proiettata in avanti con un’urgenza sorprendente, raggiungendo i 100 km/h in circa cinque secondi.

Interni Jaguar XJ
Le XJ hanno interni molto morbidi e sontuosi
© Jaguar

Queste auto mostrano certamente un certo movimento della carrozzeria, ma è un movimento comunicativo. È ben calibrato e riflette la comprensione del loro ruolo principale come XJR. All’interno, l’atmosfera è inequivocabilmente quella del lusso di fine Novecento. Ci sono pulsanti ovunque, disposti con una densità che oggi sembrerebbe eccessiva. Le finiture in legno sono usate generosamente, le forme sono morbide e l’impressione generale tende più verso l’artigianalità tradizionale che verso il modernismo.

Sedersi in una XJ è un’esperienza particolare. I materiali, la disposizione, perfino la strumentazione contribuiscono tutti a creare un senso di occasione speciale. L’abitacolo avvolge il guidatore, offrendo comfort e una sensazione di controllo. Lo stesso non si può sempre dire del posteriore, dove lo spazio per le gambe può risultare sorprendentemente limitato, soprattutto nelle versioni a passo corto.

Attraverso il suo design, la sua ingegneria e il suo carattere inconfondibile, la XJ occupa un posto molto particolare nella storia dell’automobile. Offre chiarezza e uno scopo preciso, qualità profondamente amate dai puristi. Poche auto comunicano la propria identità in modo così diretto. E nel caso delle versioni XJR, quell’identità diventa ancora più marcata. Oggi si presenta come una delle ultime berline di lusso davvero distintive. I suoi difetti sono ben noti, ma nel senso più autentico del termine è una moderna berlina classica.

Jaguar XJR 100
La serie speciale XJR 100
© Jaguar

La coda bassa ed elegante con cofano del bagagliaio rastremato
La coda bassa ed elegante con cofano del bagagliaio rastremato
© Jaguar

Confrontandole con le successive XJ con carrozzeria in alluminio, dalla X350 in poi, qualcosa cambiò. Le auto più recenti sono oggettivamente superiori sotto molti aspetti. Sono più leggere, più efficienti, tecnologicamente più avanzate e più raffinate. Eppure, nella ricerca del progresso, qualcosa si è attenuato.

Le X300 e X308 con carrozzeria in acciaio hanno una maggiore consistenza e un calore visivo che le vetture successive faticano a replicare. Sono anche più delicate e rilassate, e i loro interni risultano più intimi. Le auto più vecchie sono semplicemente più umane. C’è un senso di occasione e una personalità che rimangono a lungo anche dopo aver spento il motore.

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